Quando la protezione del patrimonio ha valore

Quando la protezione del patrimonio ha valore

Tra gli strumenti di tutela patrimoniale più utilizzati (anche per la sua semplicità) c’è la donazione, cioè quell’atto a titolo gratuito con cui il donante arricchisce il donatario attraverso l’elargizione di una somma di denaro o l’intestazione di un immobile, giusto per ricordare i due casi più frequenti.

Il legislatore pretende che, ai fini della validità di una donazione, si conferisca ad essa una particolare ufficialità. Infatti lo spirito di liberalità e di gratuità che contraddistingue le donazioni dev’essere sancito in un atto pubblico stipulato davanti al notaio in presenza di due testimoni e registrato, pena la nullità della donazione stessa.

Questo aspetto riguarda la parte più “burocratica” del passaggio di denaro o del trasferimento del bene dal donante al donatario, pur essendo, ovviamente, indispensabile.

Sebbene fare una donazione nel modo “burocraticamente” corretto sia conditio sine qua non, affinché la donazione abbia validità a tutti gli effetti, farla nel momento sbagliato potrebbe trasformare una donazione tecnicamente perfetta in un buco nell’acqua.

Mi spiego meglio.
La donazione è un atto irrevocabile salvo pochissimi e ben precisi casi (per esempio per sopravvenienza di un figlio o ingratitudine del donatario…). Pertanto si è normalmente portati a pensare che una volta che la donazione è stata fatta, per di più per atto pubblico davanti a due testimoni e con la firma del notaio, donante e donatario debbano essere tranquilli che nessuno più potrà modificare lo stato delle cose.
In realtà non è così.

Infatti, oltre ai pochi casi previsti dalla legge in cui il donante stesso può riprendersi, attraverso il ricorso ad un giudice, quanto donato, esistono anche alcuni casi in cui terze persone (solitamente dei creditori) possono ricorrere allo stesso giudice e chiedere la revoca della donazione effettuata, seppur perfettamente valida.

Troppo tardi!

Ecco allora che io donante, soprattutto se imprenditore o libero professionista, che voglio trasferire a mio figlio o a mia moglie uno o più immobili o importanti somme di denaro, mi rivolgo ad un notaio e faccio tutto a regola d’arte.
Tuttavia, tale donazione potrebbe comunque essere annullata e io potrei vedere rientrare tale ricchezza nella mia disponibilità. Oppure, io donatario, che pensavo di essermi sistemato grazie alla donazione effettuata da un mio familiare posso vedermi togliere tale donazione e ritornare alla precedente situazione.

Tutto questo può succedere molto semplicemente perché il donante ha effettuato la donazione nel momento sbagliato!
Cioè troppo tardi!

Infatti, uno dei principi cardine della donazione come strumento di tutela del proprio patrimonio è appunto quello secondo cui la formalizzazione dell’atto di fronte ad un notaio deve avvenire quando la situazione familiare o professionale che si vuole proteggere attraverso tale atto non sia ancora stata intaccata da alcuna situazione o atto che possano far pensare che tale donazione sia stata fatta per togliere il bene donato dalla propria ricchezza ed eludere così eventuali creditori.

In sostanza se io decido di donare un bene ai miei figli quando sono a conoscenza, o posso presumere, che la mia ricchezza personale (o della mia azienda) possa essere “attaccata” da creditori, non sto più facendo la donazione in bonis e quindi un giudice potrebbe annullarla e ripristinare la situazione iniziale consentendo quindi ai creditori di trovare nuovamente capienza per le loro richieste.

Semplici ipotesi?

No, realtà dei fatti e la dimostrazione si è avuta quando, recentemente i giudici vicentini hanno accolto le richieste di revoca dei liquidatori della Banca Popolare di Vicenza sulle donazioni immobiliari e societarie, effettuate nel novembre del 2015 da parte dell’ex presidente Gianni Zonin, per un valore di 1,3 milioni. Quelle donazioni erano state disposte in favore dei suoi più stretti familiari nei mesi immediatamente successivi alle sue dimissioni dal consiglio di amministrazione della Banca e quindi in una situazione in cui era presumibile che qualcuno avrebbe potuto chiedergli i danni per il fallimento della stessa.

Grazie al provvedimento dei giudici i beni torneranno nella piena proprietà dell’ex presidente della Popolare di Vicenza e quindi, se venisse accertata la sua responsabilità per illeciti, potrebbero essere utilizzati per risarcire i danni causati.

Ecco quindi che la sentenza Zonin conferma ampiamente quanto scritto sopra e cioè che non ha senso, anzi talvolta è controproducente, tentare di “blindare” il patrimonio con una semplice donazione, quando ormai “il danno è fatto”. Infatti i giudici hanno riconosciuto la sussistenza degli elementi richiesti dalla legge per l’accoglimento dell’azione revocatoria, accertando sia l’effetto depauperativo derivante dalla donazione degli immobili posta in essere dall’ex presidente, sia la consapevolezza dei soggetti che vi hanno preso parte di pregiudicare, con tali atti, i creditori della banca.
Andava fatto tutto molto prima, forse anni prima e allora, quasi certamente, nessuno, giudici compresi, avrebbe potuto fare nulla per revocarla.

3 condizioni da rispettare

Quindi, per concludere, che tu sia un imprenditore, un dirigente d’azienda, un medico, un ingegnere, un avvocato, o un qualunque altro libero professionista, con un ruolo di grande responsabilità ed esposto al rischio di risarcimento danni, sappi che qualunque azione tu voglia intraprendere  a tutela del tuo patrimonio, devi rispettare almeno tre condizioni:

  • Utilizzare lo strumento o il mix di strumenti corretti;
  • Tali strumenti (soprattutto nel caso della donazione) devono essere fatti giuridicamente bene;
  • Devono essere fatti nel momento giusto, non quando è troppo tardi.

Il consulente patrimoniale è certamente in grado di verificare se le azioni che vorresti intraprendere ti porteranno realmente verso un miglioramento della tua situazione o se rischiano di essere del tutto inutili ed inefficaci.

CONDIVIDI L'ATRICOLO
LEGGI ALTRI POST
Massimo Zaniboni

Massimo Zaniboni

Ciao, sono Massimo, e sono un private banker dal 1994.

Sono un esperto di strumenti finanziari che identifica i bisogni del il proprio Cliente e lo guida nella scelta degli investimenti coerenti con la propensione al rischio e l’orizzonte temporale, per garantire la continuità e sostenibilità del patrimonio familiare.