E verde sarà il colore vincente

E verde sarà il colore vincente

Nella vita ci hanno insegnato che possiamo scegliere fra due vie: una facile, pianeggiante e ben lastricata; l’altra impervia, stretta e sconnessa. Ora non ci è concesso più scegliere: la via maestra è una sola e l’ha indicata con fermezza l’Unione Europea: emissioni zero di CO2 entro il 2050. Per raggiungere questo obiettivo, l’Europa investirà 1.000 miliardi di euro del proprio budget comunitario più i soldi del Recovery Fund, altri 750 miliardi. La Commissione europea e la sua Presidente, Ursula Von der Leyen, sono consci che per raggiungere questo importante traguardo non bastano i finanziamenti e gli investimenti pubblici, ma occorre che anche il settore privato faccia la sua parte. Ed è qui che entra in gioco il nuovo regolamento SFDR.

Il Regolamento SFDR

La nuova regolamentazione entrata in vigore il 10 marzo 2021 unifica ed adotta criteri comuni per la classificazione ESG degli investimenti. La casistica divide gli strumenti finanziari in tre grossi gruppi: i virtuosi, quelli così così e per ultimi quelli che non adottano nessuno standard sostenibile.

Al primo gruppo appartengono quegli strumenti finanziari che adottano al 100% i criteri ESG e pensano che senza di essi non ci sia profittabilità. Sono chiamati Dark Green o Articolo 9 perché rientranti, appunto, nella disciplina dell’articolo 9 del regolamento.

Nel secondo gruppo rientrano gli strumenti che adottano solo in parte i criteri ESG per gli investimenti perché ricercano un ritorno finanziario anche al di fuori dei criteri ESG. Per il loro grado di purezza inferiore sono chiamati light green o articolo 8.

Da ultimi vengono tutti gli altri prodotti, indistinti detti articolo 6.

Le differenze

Vediamo in cosa si differenziano i diversi gruppi: chi è inserito nell’articolo 6 deve evidenziare nei propri documenti perché non tenga conto dei criteri di sostenibilità per i propri prodotti: ad esempio a causa della specificità del prodotto stesso. Una procedura poco onerosa ma che certamente proietterà un cono d’ombra su questi prodotti d’investimento alla luce di un’Europa sempre più verde.

Viceversa chi è inserito nel gruppo dell’articolo 8, i Light Green, deve esplicitare quale criterio ESG adotta per i propri investimenti. Per esempio quello dell’esclusione, o quello del best in class o altro.

I più virtuosi, i Dark Green, hanno molti più obblighi di trasparenza: essi devono mostrare ai propri clienti, con dati oggettivi, e non solo a parole, quanto i loro investimenti siano sostenibili.

Come possiamo, però, noi investitori misurare la sostenibilità di una attività?

Il Regulatory Technical Standards, pubblicato a febbraio 2021 dall’autorità di vigilanza, che entrerà in vigore ad inizio dell’anno prossimo, fornisce regole uniformi che permettono di valutare se un investimento sia sostenibile o meno e regola anche il formato con cui divulgare tali informazioni ai propri clienti sia in fase precontrattuale sia nella reportistica periodica sul sito web della società.

Greenwashing

Questo regolamento serve anche per evitare il fenomeno del Greenwashing, far passare per green ciò che in realtà non lo è.

Non solo i prodotti d’investimento sono oggetto di verifica, ma anche gli emittenti stessi sono sottoposti al RTS. Una parte del regolamento, il Principle Advers Impact, obbliga le società ad indicare in quale modo tengono conto dei rischi di sostenibilità nei propri investimenti.

Quindi non solo gli emittenti ma anche le società oggetto degli investimenti sono soggette alla verifica del loro grado di sostenibilità.

Certamente una gran mole di obblighi aggiuntivi per le società d’investimento, resasi necessaria per districarsi nella giungla del mondo ESG, cresciuto vorticosamente negli ultimi anni in modo confuso. Fino ad ora ogni attore adottava un proprio processo di valutazione ESG: o affidandosi ad analisti interni con propri criteri di valutazione o affidandosi a data provider esterni, spesso con risultati discordanti: è già successo che una stessa società oggetto di investimento da parte di diversi gestori sia risultata ESG compatibile per alcuni e non per altri. Per porre rimedio a questa “confusione” il Regolatore europeo ha deciso, sia nell’interesse degli investitori sia a sostegno della propria politica green, di emanare delle regole precise verso cui tutti i soggetti interessati dovranno convergere entro la fine di quest’anno. Nel 2022 dovremmo essere in grado di distinguere quale investimento sia totalmente sostenibile da quello solo parzialmente e da quello per nulla sostenibile.

E’ evidente che la politica europea spinge fortemente per gli investimenti sostenibili mettendo sempre più in difficoltà chi non rispetta le regole ESG. Immaginiamo che nei prossimi anni saranno sempre meno i prodotti nel gruppo articolo 6 e anche i Light Green alla lunga avranno, probabilmente, molte difficoltà a rimane sul mercato.

L’Europa ha scelto

Anche se ci saranno curve a gomito e salite impervie questa è la via maestra da seguire. Non solo perché finanziariamente è conveniente ma anche perché la coscienza green, soprattutto nelle generazioni più giovani, ha un peso sempre maggiore sia nello stile di vita sia nella scelta degli investimenti.

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Massimo Zaniboni

Massimo Zaniboni

Ciao, sono Massimo, e sono un private banker dal 1994.

Sono un esperto di strumenti finanziari che identifica i bisogni del il proprio Cliente e lo guida nella scelta degli investimenti coerenti con la propensione al rischio e l’orizzonte temporale, per garantire la continuità e sostenibilità del patrimonio familiare.