Donazioni: … effetti collaterali

Donazioni: … effetti collaterali

La donazione è un atto inter vivos che si configura come un’anticipazione in conto eredità.

Questo significa che nel momento in cui si apre una successione, per individuare la massa ereditaria, si deve tener conto di tutti i beni presenti ma anche di tutte le donazioni (dirette, indirette e liberalità indirette), escluse quelle di modico valore, fatte dal de cuius durante l’intera vita, al netto di eventuali debiti.

Si tratta di un passaggio molto importante, perché è proprio in questa sede che possono nascere le maggiori problematiche legate alle donazioni. Se in vita è stata fatta una donazione che in sede ereditaria risulta essere lesiva della quota di legittima, quella donazione, o il controvalore in denaro, potrebbe dover essere restituita, addirittura anche nel caso in cui il bene donato era un immobile e questo sia stato alienato a terzi.

Cominciamo ad inquadrare come si configura la lesione di legittima.

L’asse ereditario risulta da una mera somma algebrica così individuata:

ASSE EREDITARIO =
RELICTUM – DEBITO + DONATUM

Gli eredi legittimi sono coloro che succedono al de cuius quando questi non lascia testamento (si chiamano legittimi proprio perché individuati dalla legge) e le quote di eredità a cui hanno diritto sono espresse dalla  tabella sottostante.

Successione senza Testamento – così decide la legge

Se il de cuius lascia testamento o predispone azioni che esprimono una volontà, come nel caso donativo, la legge prevede che debbano essere rispettate le cosiddette quote di legittima. A queste si affianca la cosiddetta quota disponibile cioè la parte di patrimonio che ciascuno di noi può utilizzare come meglio crede. Può essere utilizzata, ad esempio, per favorire un soggetto del nucleo familiare rispetto a un altro, o addirittura per destinare valore a un soggetto estraneo al nucleo familiare (per esempio un caro amico, un’associazione benefica o altro ancora), purché ciò avvenga nel rispetto delle quote di legittima.

La quota di legittima, dunque, è quella quota di patrimonio che il legislatore riserva, in maniera imprescindibile, agli eredi legittimari. Il de cuius non può lasciare loro meno di quanto previsto dalla legge.
Essi sono: coniuge, figli e genitori in assenza dei figli (art. 536 cc).

A questo punto, se un erede legittimario si considera leso nella propria quota, a seguito di indicazioni testamentarie non rispettose di legittima oppure a seguito di donazioni pregresse, la legge gli riserva il diritto di esercitare l’azione di riduzione.

Con l’azione di riduzione il legittimario leso può chiedere al Giudice che venga ridotta la donazione (fatta al donatario) per reintegrare la sua quota. Se le donazioni sono più d’una il Giudice procede, in ordine temporale, dalla più recente alla più lontana. Se il donatario ha ceduto il bene e non ha altre risorse, il Giudice può chiedere la restituzione al terzo acquirente del bene donato. Il terzo acquirente restituisce il bene o l’equivalente in denaro e, a sua volta, potrà rivalersi sul donatario.

Il signor Anselmo ha due figli Valeria e Alessandro. 15 anni fa Anselmo dona un immobile del valore di € 500.000 alla figlia Valeria, con dispensa da imputazione ex se (facendo così gravare la donazione sulla quota disponibile che lui utilizza per favorire la figlia).  Valeria dopo un paio di anni vende l’immobile al signor Pollo.

Oggi Anselmo muore senza lasciare più nulla in eredità ma l’immobile donato a suo tempo a Valeria, e che ora è di Pollo, vale € 1.000.000.

La quota di legittima di Alessandro, che non ha mai ricevuto nulla, è 1/3 di € 1.000.000 (penultima riga della tabella), (essendo le quote così individuate: 1/3 a Valeria, 1/3 ad Alessandro ed 1/3 disponibile che il padre ha usato per favorire la figlia). Alessandro, che accetta l’eredità con beneficio di inventario (condizione necessaria per esercitare l’azione di riduzione nei confronti di soggetti non legittimari, quale il signor Pollo) decide di far valere il suo diritto rivolgendosi ad un giudice (esercizio dell’azione di riduzione).

Il giudice conferma la lesione di legittima e chiede a Valeria la restituzione di € 333.000 ad Alessandro (azione di restituzione). Valeria non ha più il denaro incassato a suo tempo ed allora il giudice si rivolge al signor Pollo e chiede che restituisca lui i € 333.000 ad Alessandro.

Pollo si potrà rivalere su Valeria.

E’ facile comprendere quindi che se la donazione riguarda un immobile diventa difficile venderlo, si acquista con forti resistenze e raramente le banche concedono finanziamenti su immobili di provenienza donativa.

L’azione di riduzione può essere esercitata fino a 10 anni dal decesso del donante.
Mentre se il donante è ancora in vita il legislatore, con sentenza della Cassazione del 2005, ha provato a rendere più sicura la circolazione dei beni donati limitando l’esercizio del diritto a 20 anni dalla data della trascrizione dell’atto di donazione. Tuttavia, non avendo tale norma effetto retroattivo, significa che i primi benefici si vedranno a partire dal 2025. Per le donazioni antecedenti il 2005 non c’è limite di donatum

E’ vero comunque che per arrivare ad una situazione così “grave” di espropriazione del terzo acquirente deve esserci una concomitanza di eventi che accadono tutti e tutti insieme: devono esistere eredi legittimari, almeno uno di questi deve essere leso nella sua quota, il legittimario leso deve decidere di esercitare l’azione di riduzione rivolgendosi al giudice, il giudice deve confermare la lesione e procedere nei confronti degli altri legittimari, se e solo se questi non hanno risorse sufficienti, il Giudice può rivolgersi al terzo per reintegrare la quota del legittimario leso.

Soluzioni al rischio donativo sugli immobili

Ciò premesso esistono comunque alcune soluzioni efficaci per ridurre ulteriormente il rischio donativo per gli immobili.
Prima di ogni altra cosa, nell’atto di donazione è opportuno che il donante inserisca la dispensa da imputazione ex se e la dispensa da collazione. In questo modo la donazione grava sulla quota disponibile che il donante può liberamente usare a favore del donatario e gli eredi legittimari, se non c’è lesione di altrui legittima, non devono restituire l’immobile ricevuto per donazione.

Da qualche anno, inoltre, alcune Compagnie assicurative hanno formulato una particolare polizza che trasferisce in capo alla Compagnia ogni eventuale impatto negativo derivante dalla compravendita dell’immobile donato.
Può essere stipulata da chiunque ne abbia interesse: venditore, acquirente, donante o donatario. Si può stipulare all’atto della donazione o in un momento successivo.

Un ulteriore rimedio è il contratto di mutuo dissenso cui possono ricorrere donante e donatario se sono entrambi in vita. E’ abbastanza diffuso e consiste nel far ritornare nella sfera giuridica del donante il bene donato, ripristinando in modo retroattivo la situazione precedente (salvo alcuni limiti).

Infine gli eredi legittimari possono decidere di rinunciare all’azione di riduzione e i terzi acquirenti verrebbero così messi al riparo da eventuali restituzioni.

Attenzione al fatto che gli eredi legittimari possono cambiare prima dello scadere dei termini previsti.

Le resistenze psicologiche alla donazione

Molto spesso alla donazione sono associati timori di natura emotiva, legati alla sensazione dello spossessamento,  propria della donazione.

A questo proposito vale la pena ricordare alcuni ”istituti giuridici” che superano il problema.
La donazione della nuda proprietà con riserva di usufrutto consente di mantenere la gestione del bene e di goderne i frutti (es: affittare l’immobile donato e percepirne gli incassi, abitare l’immobile).

La donazione con clausola di riversibilità (art. 791 cc), invece garantisce al donante di rientrare nella piena proprietà del bene donato nel caso di premorienza del donatario e dei suoi discendenti.

Infine l’art. 800 c.c. consente al donante di revocare la donazione per ingratitudine o per sopravvenienza di figli.

Le considerazioni sopra esposte evidenziano come la donazione possa avere effetti molto significativi sull’integrità del patrimonio e sulla sua trasmissione agli eredi.

Una consulenza qualificata e mirata alla Tutela del Patrimonio si rende pertanto necessaria ad escludere le possibili conseguenze negative della donazione e a inquadrarla all’interno di un più ampio progetto di trasmissione del patrimonio, esaltandone i vantaggi che le sono peculiari.

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Massimo Zaniboni

Massimo Zaniboni

Ciao, sono Massimo, e sono un private banker dal 1994.

Sono un esperto di strumenti finanziari che identifica i bisogni del il proprio Cliente e lo guida nella scelta degli investimenti coerenti con la propensione al rischio e l’orizzonte temporale, per garantire la continuità e sostenibilità del patrimonio familiare.