Consulenza finanziaria? Non basta! Occorre quella comportamentale!

Consulenza finanziaria? Non basta! Occorre quella comportamentale!

Un vecchio detto diceva che si impara sbagliando e correggendo progressivamente gli errori, in modo da eliminarli del tutto. Siamo ormai da un po’ di anni letteralmente bombardati da un diluvio di informazioni che seguiamo giorno dopo giorno, novità dopo novità. Questa cosa non solo non ci aiuta ma al contrario ci frastorna impedendoci di vedere le tendenze a lungo termine, offuscate da un accavallarsi di notizie talvolta in contrasto le une con le altre.

Secondo il Prof. Paolo Legrenzi, professore emerito di psicologia dell’Università Ca’ Foscari di Venezia ed esperto di psicologia cognitiva e comportamentale, gli italiani quando investono i propri risparmi perdono di vista e quindi non comprendono il meccanismo di funzionamento della nozione di efficacia.

Ormai da anni in termini reali (cioè depurati dall’inflazione), la gran parte delle obbligazioni e dei titoli di stato non rende nulla o addirittura è in perdita. Di conseguenza gli italiani, pur avendo risparmiato molto in passato e continuando a farlo – con livelli simili a quelli di altri paesi – scoprono di non aver fatto se non in minima parte investimenti efficaci e perciò si troveranno a fine pandemia probabilmente più poveri. Senza contare la massa di liquidità ai massimi storici presente sui conti correnti.

Presente esteso

Tutto questo per diversi motivi. In primis non viene preso in considerazione il cosiddetto “presente esteso”.  Infatti, si tende a seguire le notizie giorno per giorno senza estendere il presente né nel futuro né nel passato. Questo fa sì che si dia più enfasi alle perdite su brevi periodi che ai guadagni sul lungo termine. Si accentua cioè la necessità di sicurezza tralasciando di confrontare ciò che è percepito come non rischioso (per esempio i titoli di stato) con i rendimenti azionari. Si trascura di osservare l’unico indicatore, tra i vari multipli utilizzati, per valutare il mercato azionario, che non si trova su livelli di massima tensione: il premio per il rischio azionario

Premio per il rischio azionario

Questo indicatore rappresenta il rendimento dell’investimento atteso in eccesso rispetto al tasso di rendimento privo di rischio. Il premio per il rischio di un’attività, infatti, è una forma di compensazione per gli investitori. Rappresenta cioè il corrispettivo per aver tollerato il rischio aggiuntivo di un dato investimento rispetto a quello di un investimento “privo di rischio”.

Consulenza comportamentale

Ma per riuscire a trarne vantaggio probabilmente la sola consulenza finanziaria, non basta… serve la consulenza comportamentale! Non è sufficiente, infatti, capire come funzionano i mercati, la finanza e i migliori investimenti perché sono i comportamenti degli uomini – originati spesso da rappresentazioni mentali sbagliate – la causa principale degli investimenti inefficaci. La ricerca empirica ha mostrato che gli investitori commettono sistematicamente errori, di ragionamento e di preferenze, difficilmente conciliabili con l’assunto di razionalità delle scelte.

Tali errori si riflettono in “anomalie comportamentali” che si traducono in pratica in una scarsa diversificazione, in errori di percezione della relazione rischio/rendimento e in una eccessiva movimentazione del portafoglio. La consulenza finanziaria costituisce perciò un complemento indispensabile per la tutela dell’investitore ed il contenimento degli errori comportamentali più diffusi, ormai ben noti, che caratterizzano, in condizioni di incertezza, i comportamenti degli investitori.

Il consulente ha il dovere di guidare il cliente verso soluzioni condivise che siano perciò il più possibile «protette» dai fattori emotivi.

Poniamoci la seguente domanda:
“È meglio un 5% certo oppure lanciare una moneta: se viene testa 10%, se viene croce 0%?”

La risposta è subito evidente. Non essendoci premio per il rischio (10% in un caso su due perciò 5% totale) è razionale scegliere il 5% senza incertezza. E la maggior parte di noi farà questa scelta. Siamo – correttamente – avversi al rischio. O meglio, per rischiare vogliamo essere premiati. E quindi, se sostituiamo al 10% un 20% viene la voglia di «rischiare». Ma fin qui non c’è nessun problema cognitivo. “Nella concretezza dei mercati, in condizioni di incertezza, quando riterremo di essere premiati e dunque accetteremo il rischio?“

È questo il problema cognitivo: “quando riterremo che i mercati offrono premio per il rischio?” La risposta è semplice: “quando le performance storiche saranno talmente accattivanti da convincerci che il trend proseguirà per sempre!” Per decidere abbiamo bisogno di conferme. E quale migliore conferma di un mercato che negli ultimi 12 mesi ha fatto il 40%?

Sarà quindi normale comprare di fatto vicino ai massimi di mercato. Speriamo almeno che si tratti di massimi relativi.

Siamo quindi divenuti propensi al rischio, violando il principio fondamentale secondo il quale per rischiare dobbiamo essere premiati. Ma è proprio questa nostra errata propensione al rischio che poi, genera i micidiali (e negli ultimi dieci anni ben noti) capitomboli del nostro portafoglio. Una successione di perdite che a un certo punto sembra diventare incurabile.

Prevedibilmente irrazionale

Riflettiamo: “l’investitore prudente che cosa fa?” Entra ai massimi di mercato, quando è appunto massimo il rischio del significativo drawdown. Ma l’investitore prudente è anche quello più avverso alle perdite. E quindi si trasforma quasi subito in un «prevedibilmente irrazionale». Con il concreto probabile effetto successivo di chiudere la propria posizione in significativa perdita cumulata. Quindi, oscillando tra avversione e propensione al rischio, in realtà l’investitore si è spesso fatto del male!

Psicoterapia cognitiva

Come possiamo uscire da questo vicolo cieco? Probabilmente con la psicoterapia cognitiva, che ci viene in aiuto insegnandoci che le forme di mancata capacità di adattamento delle persone al mondo, origine di sofferenze, non sono dovute a emozioni diverse o sbagliate rispetto a quelle provate normalmente da tutte le persone, bensì a una quantità eccessiva di emozioni consuete.

Tornando al nostro investitore si potrebbe fare un parallelo con le emozioni che prova posto di fronte a una perdita. In genere, la perdita fa soffrire di più rispetto ad un guadagno. Cioè la sofferenza è maggiore rispetto al piacere provato quando un bene viene acquisito. In quest’ottica ha senso il parallelo con la psicoterapia poiché la soluzione sarebbe quella di “sottrarre le emozioni negative”, nel senso letterale del termine, riducendole e limitandole, per far in modo che l’investitore trasformi la perdita in un temporaneo mancato guadagno. L’aggettivo temporaneo è di cruciale importanza perché l’obiettivo della terapia consiste nel convincere il paziente a sottrarre questo eccesso di emozioni innescato dagli scenari per lui dannosi. Lo scopo della consulenza comportamentale è esattamente questo.

Mira a sottrarre la paura e l’impazienza dal cliente poiché è risaputo che ci sia una continuità tra normalità e patologia nel senso che le paure eccessive rispetto ad alcuni pericoli caratterizzano la vita quotidiana della maggioranza delle persone. Queste paure sono infatti alla base della struttura degli investimenti globali degli italiani dove la metà dei risparmi non rende nulla ma, in compenso, conferisce un confortevole senso di sicurezza e di tranquillità. Il problema dei fenomeni investigati dalla finanza comportamentale, oltre che dalla psicoterapia cognitiva, è l’incapacità di adattarsi nei tempi corretti, cioè “in tempo”, ai cambiamenti degli ambienti in cui un investitore si muove. Questo è il motivo principale per cui è necessario l’aiuto di un consulente…non solo finanziario ma anche comportamentale. Infatti “I mercati finanziari oscillano, tentennano, traballano…mentre salgono nel tempo!”

Bisogna perciò superare le ansie e le paure che si formano strada facendo e guardare sempre agli obiettivi di lungo termine.

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Massimo Zaniboni

Massimo Zaniboni

Ciao, sono Massimo, e sono un private banker dal 1994.

Sono un esperto di strumenti finanziari che identifica i bisogni del il proprio Cliente e lo guida nella scelta degli investimenti coerenti con la propensione al rischio e l’orizzonte temporale, per garantire la continuità e sostenibilità del patrimonio familiare.