Chi vince negli investimenti?

Chi vince negli investimenti?

Negli investimenti vincono i maratoneti, non i centometristi

Nei mercati finanziari ciò che conta è la persistenza, non indovinare il tempo “giusto”. Il pericolo reale per l’investitore è quello di rimanere fuori dal mercato quando si manifestano i grandi movimenti nei prezzi dei titoli.

Cosa suggerire agli investitori in una fase di nervosismo dei mercati finanziari?

L’analisi dello scenario macroeconomico può essere un importante strumento di aiuto nelle mani degli investitori anche se, probabilmente, la risposta alla domanda risiede nel concetto che: “nel mondo degli investimenti è molto più saggio essere maratoneti che centometristi”.

Un capitolo del libro The Little Book of Value Investing, scritto dal celebre gestore statunitense Christopher Browne, si intitola: “È una maratona, non uno sprint” e rappresenta un ottimo spunto di riflessione per comprendere l’inefficienza delle strategie di investimento orientate al breve termine.

Nei mercati finanziari ciò che conta è far trascorrere il giusto tempo, non indovinare il tempo giusto. Molte persone sostengono che il metodo più veloce per ottenere elevati rendimenti sia quello di effettuare operazioni di breve periodo dal timing indovinato.

In realtà non esiste alcuna strategia di trading che abbia successo nel tempo. I trader spesso si illudono di essere nel giusto dopo avere indovinato un paio di previsioni; tuttavia, non appena altre previsioni si rivelano sbagliate, essi perdono in un sol colpo la fiducia in se stessi e l’interesse del pubblico.

Autorevoli studi hanno dimostrato che non esiste alcun metodo per predire costantemente e accuratamente i movimenti di mercato di breve periodo ma, al contrario, è opportuno investire in azioni che possano offrire elevati ritorni potenziali in un ragionevole arco temporale piuttosto che “giocare” sulle oscillazioni di breve termine dei prezzi, basando le proprie scelte su fattori del tutto esogeni alla vita e ai risultati operativi delle aziende.

Il pericolo reale per l’investitore è quello di rimanere fuori dal mercato quando si manifestano i grandi movimenti nei prezzi dei titoli, per cui occorre accettare l’eventualità di fronteggiare perdite nel breve periodo per perseguire l’obiettivo di realizzare importanti utili nel medio/lungo termine.

Di qui la tesi, secondo la quale la strategia di sfruttare i movimenti di breve periodo dei mercati finanziari non è premiante, poiché i rendimenti più elevati si ottengono rimanendo sempre investiti, in modo da catturare le fasi in cui le azioni salgono di più.

Viceversa, indovinare la direzione del mercato nel breve periodo è puro azzardo e costituisce un disservizio per gli investitori.

Peter Lynch e William Sharpe

Peter Lynch, il leggendario gestore del fondo Fidelity Magellan, ha calcolato che oltre la metà degli investitori del suo fondo ha perso soldi perché essi, in media, hanno investito dopo un paio di buoni trimestri e disinvestito dopo un paio di trimestri deludenti. Anche in questo caso l’orientamento miope di breve termine ha generato la distruzione permanente di valore.
Il premio Nobel William Sharpe ha dimostrato che uno speculatore deve fare nel breve termine la scommessa corretta l’82% delle volte per ottenere lo stesso rendimento di una strategia “compra e attendi”.

Per meglio comprendere la “follia” che caratterizza il comportamento tipico degli investitori orientati al breve termine, immaginiamo per un attimo cosa accadrebbe se, ad esempio, si adottasse un approccio simile nella valutazione delle case di proprietà.

Come reagirebbero le persone se il prezzo della propria casa fosse pubblicato ogni giorno sui quotidiani? 

Si lascerebbero prendere dal panico se la propria casa perdesse il 5% del suo valore perché ad esempio i vicini non curano il prato?

Oppure si rallegrerebbero e venderebbero l’immobile se il prezzo aumentasse del 5% in un solo giorno perché magari è stato ristrutturato e abbellito l’edificio adiacente?

Fortunatamente tale atteggiamento, del tutto irrazionale, è limitato (per ora) agli investimenti sui mercati mobiliari.

In definitiva, possiamo affermare che le strategie di investimento orientate al breve termine, deresponsabilizzano i gestori poiché non vi è necessità di motivare un investimento di un giorno o di una settimana  e sono lontane anni luce dal concetto puro e reale di “investimento” inteso come: acquisto di un business a sconto rispetto al suo valore intrinseco destinato a generare importanti ritorni in un orizzonte temporale ragionevolmente adeguato a far emergere il grado di sottovalutazione.

La formula magica della ricchezza

Per capire meglio qual è il modo giusto per investire potremmo partire dalla formula “magica” della ricchezza:
M=C*(1+i)t.

Cosa significa? Ci dice, in sostanza, che il risultato del mio investimento, ovvero il mio montante finale (M) sarà pari all’interesse (i) ottenuto dal mio Capitale iniziale C per tutti gli anni (t) in cui decido di rimanere sui mercati finanziari

Il Tempo

Per far crescere il nostro capitale c’è bisogno di TEMPO!

Mantenere il denaro allocato nei segmenti di rischio coerenti per un lungo periodo è la prima regola d’oro per investire correttamente.

Il grafico in basso, ci mostra cosa diventa 1 dollaro investito nelle diverse classi di rischio dal 1802 al 2012.  Investendolo in azioni sarebbe diventato un capitale di quasi 705.000$; in obbligazioni 1.778$; in Buoni del Tesoro 281$; in conto corrente 0,05$!!

Con un ritorno medio annuo composto rispettivamente del 6,6% per le azioni, del 3,6% per le obbligazioni, del 2,7% per i Buoni del Tesoro, dello 0,7% per l’oro e negativo del 1,4% per la liquidità.  

Ecco perché pensare e investire a lungo termine allunga la vita e fa crescere il capitale!

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Massimo Zaniboni

Massimo Zaniboni

Ciao, sono Massimo, e sono un private banker dal 1994.

Sono un esperto di strumenti finanziari che identifica i bisogni del il proprio Cliente e lo guida nella scelta degli investimenti coerenti con la propensione al rischio e l’orizzonte temporale, per garantire la continuità e sostenibilità del patrimonio familiare.