Bisogna ricominciare a immaginare il futuro!

Bisogna ricominciare a immaginare il futuro!

La domanda di fondo è chiara:
“Perché nelle economie più avanzate, sempre più spesso e in misura crescente, famiglie e imprese sottraggono capitali agli investimenti per accumulare liquidità?
Scegliendo cioè l’opzione meno ragionevole per l’economia nel suo complesso?

La risposta è che abbiamo poca cura del tempo. Infatti, i soldi fermi sul conto corrente o investiti in strumenti finanziari facilmente liquidabili sono lo specchio di una società in cui prevale l’incertezza, la preoccupazione di breve se non di brevissimo periodo e in cui la gestione del risparmio è tutta all’insegna della cautela individuale: quasi una polizza di assicurazione sulla vulnerabilità del nostro domani, per una malattia improvvisa, per aiutare un figlio, per fronteggiare la perdita del lavoro o di reddito o anche per un intangibile…non si sa mai!

L’attendismo finanziario alimentato anche dal continuo ridursi delle tutele sanitarie e previdenziali pubbliche, è originato da una società incerta, via via più anziana e con sempre meno figli, da una crescita economica che raggiunge lo “zero virgola”, dal rallentamento dei consumi e delle opportunità di occupazione. Tutti fattori che dovrebbero spingere i risparmiatori a rafforzare gli investimenti di medio e lungo periodo e che al contrario inducono alla cautela e al risparmio conservato nei cassetti, impoverendo di significato la parola che, più di tutte, ha dato senso e direzione di marcia alla storia economica e sociale: lo sviluppo.

Il futuro si è incollato al presente: si è azzerata quella passione ad immaginare il domani, che esorta e sprona a pianificare e a rischiare.

Siamo ormai incuranti del nostro futuro: restiamo ancorati ai bisogni quotidiani, alla sicurezza del momento, al breve termine, pur consapevoli che la suggestione del futuro, individuale e collettivo, è il principale propellente del motore dello sviluppo. Non facciamo quindi una scelta razionale né sul piano personale né su quello collettivo. Il benessere individuale è il risultato di un processo di crescita finanziaria e culturale in cui ciascuno di noi, aiutato od ostacolato da chi lo circonda, gioca le sue carte e impegna le sue doti.

Se, per ottenere tranquillità oggi, rinunciamo a guardare le cose in prospettiva e non immaginiamo il futuro, rinunciamo in primo luogo al nostro personale sviluppo.

Allo stesso modo, se rinunciamo a navigare i mercati per un ragionevole periodo di tempo, perdiamo di vista la banale considerazione che lo star bene di ciascuno dipende anche dallo sviluppo economico collettivo, sostenuto dagli investimenti per la crescita dell’occupazione e del reddito.

Immaginare il futuro non è uno sforzo di fantasia a ruota libera, un puro esercizio teorico, bensì è la capacità di leggere le nostre potenzialità e di comprendere quel che, da soli e tutti insieme, non siamo ma potremmo essere!

Immaginare il futuro! Ma come si fa?

Per farlo serve, ancora, prendersi del tempo. Tempo per riflettere, tempo per conoscere e studiare, tempo per sapere e confrontarsi così da evitare i rischi e le trappole insite nella mancata informazione.
Per farlo servono quindi nozioni finanziarie, che dovrebbero essere patrimonio comune. Prenderne atto è già un passo in avanti significativo. In finanza esiste spesso una predominanza delle valutazioni di breve periodo. Questo fatto però non è utile e neppure efficace, portando a scelte subottimali nelle allocazioni degli investimenti.

Il lungo periodo

Il lungo periodo non è la somma di tanti brevi periodi, perché il comportamento di breve può, alle volte, contraddire quello di lungo. In altri termini, la massimizzazione del benessere di oggi riduce il benessere di domani. Se poi il “domani” è “per tutta la vita” aggiungiamo una nuova variabile al problema, che la nostra mente domina a fatica: la durata incerta della vita umana. Il lungo periodo diventa quindi anche uno scontro tra le generazioni per la contrapposizione dei rispettivi interessi e richiederebbe perciò attente valutazioni sugli effetti delle scelte politiche ed economiche.

Se non torneremo a coltivare il tempo, ad aver cura e preoccupazione del futuro, a conoscere e distinguere bisogni e strumenti, resteremo nell’irragionevole condizione di chi pur disponendo di risorse da investire continuerà ad osservare una ricchezza immobile. Disancorare il futuro dal presente è, forse, una delle opportunità che la pandemia ci offre, per tornare a rischiare, ad investire, a crescere, cioè a puntare sul futuro. Non dimenticando però che servono continuità e disciplina.

«Le performance dei nostri portafogli non le fanno i mercati; le fanno i nostri comportamenti» ci dice il Professor Bertelli, docente di Economia degli Intermediari Finanziari all’Università di Siena, tante volte ascoltato sul tema del risparmio e dei risparmiatori.


Ci sono infatti comportamenti “di base” che, se seguiti con metodo e disciplina, consentono di evitare disastri finanziari e perdite irrecuperabili. Ma sono comportamenti scomodi, sembrano a volte banali, e poi (ex ante) paiono far perdere “rendimento”, proprio quando ce n’è più bisogno. È come sentirsi dire dal medico di famiglia di camminare di più, di non prendere l’ascensore e fare le scale, di fare più attività fisica, di mangiare con moderazione e di bere meno. Banale e sembrerebbe perfino inutile. Non si vedono effetti nel breve periodo! Anzi, diminuiscono i piaceri della vita e cresce l’invidia per chi mangia fiorentine accompagnate da un Brunello di Montalcino!
Poi però quando succede quello che non deve accadere, chiediamo al medico miracoli che non può fare.

Nel lungo periodo, lo sappiamo, con il nostro stile di vita facciamo la differenza.

In finanza le cose sono simili. Passiamo spesso attraverso territori scivolosi e inesplorati, dove l’errore comportamentale è in agguato, dove è più semplice confondere prudenza e paura e arrivare a scelte sbagliate: il rapporto con la banca, i beni rifugio, il porto sicuro della liquidità, la percezione del rischio, la visione di lungo periodo, il contante ed il conto corrente, il debito, gli obiettivi di vita, l’orizzonte temporale, la pensione, la vecchiaia, gli investimenti alternativi, i rendimenti e la volatilità dei mercati. In questo contesto i comportamenti finanziari, applicati alla vita reale, si complicano e tenere la barra diritta in vista di obiettivi lontani non è facile, come non è facile una vita sana ed equilibrata schivando le tentazioni della tavola.

Ecco perché tante volte ho scritto del valore sociale della consulenza: aiutare le persone a guardarsi dentro e a individuare mete anche difficili da raggiungere è utile e meritorio.

Perciò il futuro va immaginato, anzi va studiato, per cercare attraverso quali strade giungere al soddisfacimento dei propri obiettivi.

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Massimo Zaniboni

Massimo Zaniboni

Ciao, sono Massimo, e sono un private banker dal 1994.

Sono un esperto di strumenti finanziari che identifica i bisogni del il proprio Cliente e lo guida nella scelta degli investimenti coerenti con la propensione al rischio e l’orizzonte temporale, per garantire la continuità e sostenibilità del patrimonio familiare.