Avversione alla perdita: ecco come funziona

Avversione alla perdita: ecco come funziona


Supponiamo che tu investa 70.000 sterline.

“Ti propongo una scommessa:
lanciamo una moneta e se esce testa vinci 14.000 sterline, se esce croce ne perdi 7.000.”

Accetti la scommessa?

Stuart Canning, Investment specialist del team Multi-Asset di M&G Investments, esordisce con questa domanda nel suo Blog, citando il quesito che all’inizio del 2016, la Banca del Giappone (BoJ) ha fatto a 25.000 persone nell’ambito di un sondaggio sull’alfabetizzazione finanziaria. L’80% degli intervistati ha risposto che non avrebbe accettato la scommessa, dimostrando di fatto una forte “avversione alla perdita“.

Ma cos’è l’avversione alla perdita e come si valuta?

L’avversione alla perdita,  che si può definire come la tendenza a provare il dolore delle perdite più del piacere dei guadagni, è una cosiddetta “distorsione” comportamentale conosciuta e ben documentata. Tale distorsione consiste nell’irrazionalità  di rifiutare una proposta che secondo il criterio del valore atteso risulterebbe conveniente. La domanda posta all’inizio, ad esempio, dovrebbe essere accettata perché il rendimento atteso risulta positivo (5%).
L’avversione alla perdita viene spesso utilizzata per spiegare la distorsione valutativa che sussiste tra azioni ed obbligazioni: sebbene, infatti, i rendimenti delle prime siano più elevati, gli investitori tendono a preferire le seconde poiché implicano un dolore per le eventuali perdite decisamente minore.

Quanto è ragionevole tutto ciò?

Dipende. Il concetto di rendimento atteso, infatti, non è così ovvio per tutti e comunque in una scommessa come quella riportata sopra ho una probabilità su tre di essere deluso (posso giocare e perdere, giocare e vincere o non giocare affatto).
Nel caso dei mercati azionari, in particolare, si parla di vincere in media o nel lungo periodo. Nel mondo reale, tuttavia, molti non avranno tempo di aspettare per recuperare i soldi persi dopo un crollo, mentre altri sospettano che ci sia un rischio non trascurabile di perdere tutto prima di sperimentare l’effetto del lungo termine. Ignorare questo fatto significherebbe diventare vittime del problema del tacchino di Nassim Nicholas Taleb (in media, il tacchino del Ringraziamento viene alimentato tutti i giorni, ma non ne trae gran beneficio quando poi il Ringraziamento arriva).

Per questo è eccessivamente semplicistico liquidare come irrazionali molti casi di avversione alla perdita, inclusa la preferenza per le obbligazioni sulle azioni. Ciò che è irrazionale è la tendenza a temere i crolli azionari più nell’immediato indomani di un crollo che non dopo un periodo di rendimenti solidi. Altrettanto irrazionale è sottovalutare i rischi connessi alle obbligazioni.  Detenere obbligazioni non è lo stesso che “non giocare”. L’andamento “orso” in molte aree del mercato dei titoli governativi non è imputabile all’idea che gli investitori stiano mostrando un’avversione “irrazionale” alla perdita, ma piuttosto al fatto che i rendimenti vigenti offrono una remunerazione non adeguata per l’assunzione di quei rischi (es. rialzo dell’inflazione, rottura dell’Euro, etc…) .

L’importanza dell’orizzonte temporale

Ancora una volta la scelta del peso di azioni ed obbligazioni da detenere in portafoglio e tra le obbligazioni la scelta del peso di quelle a breve scadenza e di quelle a lunga scadenza, è una funzione dell’orizzonte temporale di investimento.
Perché la statistica protegga chi ha accettato la scommessa proposta all’inizio di questo articolo è necessario che lo scommettitore ripeta la scommessa molte volte: ripetendola infatti solo due o tre volte è abbastanza probabile che la scommessa venga persa.
Ogni giorno che il mercato finanziario apre, si rinnova la scommessa, se il portafoglio ha un elevato contenuto di azioni, o obbligazioni a lunga scadenza, l’investitore prudente deve essere sicuro di poter ripetere la scommessa per qualche migliaio di volte (7-10 anni) prima di accettarla. La legge dei grandi numeri non si applica ai piccoli numeri.
Quanto tempo ed impegno il vostro consulente mette, anche utilizzando domande trabocchetto per portarvi a valutare quanto è lungo il vostro orizzonte temporale di investimento, è il miglior metro per valutare la qualità della sua consulenza.

CONDIVIDI L'ATRICOLO
LEGGI ALTRI POST
Massimo Zaniboni

Massimo Zaniboni

Ciao, sono Massimo, e sono un private banker dal 1994.

Sono un esperto di strumenti finanziari che identifica i bisogni del il proprio Cliente e lo guida nella scelta degli investimenti coerenti con la propensione al rischio e l’orizzonte temporale, per garantire la continuità e sostenibilità del patrimonio familiare.