Prospettive d’investimento 2021

Prospettive d’investimento 2021

Archiviato un 2020 che definire complicato è un eufemismo,vi evidenzio sotto una sintesi analitica dei mercati con alcuni spunti prospettici .

 Vediamo cosa potrebbe riservarci il 2021 analizzando settore per settore.dopo un 2020 dominato dalla pandemia, dai lockdown e dai consistenti programmi di governi e banche centrali per fronteggiare gli effetti delle regressioni economiche, il 2021 sarà probabilmente caratterizzato dalla velocità di distribuzione di vaccini efficaci e dagli effetti di trasmissione delle enormi misure di stimolo.

SI può ritenere che le economie di “Cina e altri Paesi dell’Asia orientale, contrariamente a quelle sviluppate, siano sulla via di una ripresa costante, seppure non spettacolare, favorita da modeste riduzioni dei tassi d’interesse e dei coefficienti di riserva obbligatoria. Sebbene l’Asia abbia indubbiamente contenuto meglio l’epidemia, la regione avrà ancora difficoltà a far virare in positivo l’economia in un quadro in cui la domanda di esportazioni asiatiche è meno esuberante che in una tipica ripresa trascinata dalle esportazioni. economie come Cina e Giappone riporteranno una buona crescita della domanda interna, ma le esportazioni, loro tradizionale punto di forza, registreranno una ripresa più lenta”.

Le prospettive per gli “Stati Uniti scaturiranno dall’equilibrio tra due forze opposte: da una parte l’entità del supporto monetario e fiscale combinato, e dall’altra l’incapacità dell’amministrazione Trump uscente di elaborare un piano nazionale coordinato di risposta alla pandemia, incapacità che continua a causare profonde turbative in settori chiave come compagnie aeree, hotel e ospitalità. Nel complesso,ci si aspetta una “crescita del PIL reale USA del 3,8% nel 2021, con un’inflazione probabilmente ancora contenuta al 2,2% sulla scia dei precedenti cali dei prezzi del petrolio e delle perduranti battute d’arresto della spesa in servizi”.

Nell’area euro, “il fatto che la Banca Centrale Europea abbia continuato ad affidarsi alle banche per concedere prestiti, si è tradotto in una crescita monetaria notevolmente inferiore a quella che si sarebbe registrata qualora la BCE avesse acquistato titoli da investitori istituzionali non bancari nel quadro del suo Programma di acquisto per l’emergenza pandemica (PEPP)”. Ciò nonostante, si ritiene che “l’economia dell’area euro continuerà a essere supportata da condizioni monetarie favorevoli e dall’atteggiamento pro-crescita della BCE e delle autorità di vigilanza. Per il 2021 si aspetta una crescita del PIL reale del 4,5% con un’inflazione di appena l’1%”. 

Per quanto riguarda il Regno Unito,  “le imprese continueranno a risentire dell’incertezza associata alle trattative sulla Brexit in atto tra il Paese e l’Unione Europea e che la crescita del PIL reale rimarrà al di sotto del livello tendenziale fino a quando sia raggiunto un accordo commerciale completo e dettagliato con l’UE. Per il Regno Unito, si aspetta una crescita del PIL reale del 6% nel 2021 e un’inflazione dell’1,2%, seppure con un margine di errore elevato. In Giappone, alla luce del temporaneo aumento della crescita monetaria da marzo e dei consistenti aiuti fiscali all’economia la crescita del PIL reale sarà del 2,5%, con un’inflazione ancora attesa al di sotto della media, allo 0,2%”.

“Al contempo  la crescita nei mercati emergenti ha subito un calo minore, durante il picco della pandemia di Covid-19, rispetto alle economie avanzate e la ripresa è stata relativamente robusta. Le maggiori contrazioni dell’attività sono state registrate nella regione EMEA, mentre l’Asia (trainata dalla Cina) ha registrato il calo più basso del tasso di crescita dell’attività economica. In Cina, la crescita ha cominciato a riportarsi ai livelli tendenziali attorno al 5-6% annuo. Poiché la crescita monetaria e del credito ha registrato solo un leggero aumento nel 2020, Greenwood non si aspetta in Cina un boom ciclico alimentato dal credito simile a quello del 2016-2017, ma un ritorno piuttosto lento a una crescita tendenziale, con ogni probabilità nel 2° semestre del 2021”.

Passando alla view dei mercati, vediamo che “la composizione della torta dell’azionario globale è cambiata: alcuni mercati (come gli Stati Uniti) e settori (come la tecnologia) hanno acquisito una quota maggiore, mentre altri, come l’Europa in termini geografici e il settore finanziario sono diventati più piccoli. Nell’anno a venire, è possibile che non solo la torta cresca ulteriormente, ma che subisca una certa normalizzazione in termini di composizione con settori in difficoltà e mercati che cercheranno di recuperare”.

 “Ci sono diversi fattori che potrebbero muovere i mercati azionari nel 2021, molti di questi potrebbero essere una sorpresa. in particolare quelle negli spazi tematici come il cloud computing, l’intelligenza artificiale e l’energia pulita, tra gli altri. I settori basati sull’innovazione rimarranno interessanti in quanto i mercati non potranno mai valutare appieno il loro potenziale di crescita – l’innovazione è, per definizione, qualcosa di nuovo e che stimola la crescita. C’è molto da aspettarsi per il 2021”.

Focalizzandosi sull’obbligazionario, si rileva che “i mercati del credito non sono più altrettanto attraenti rispetto a quando le banche centrali hanno lanciato le proprie ‘operazioni di salvataggio’ quest’anno. I rendimenti dei bond investment grade (IG) e high yield (HY) sono tornati vicini alle medie storiche, a dispetto degli effetti della pandemia che continuano a farsi sentire. In questo contesto, la selezione attiva dei settori e dei singoli titoli avrà un’importanza sempre maggiore per gestire i rischi e ricercare i rendimenti nel 2021. Crediamo che servirà molta creatività per individuare opportunità attraenti in uno scenario caratterizzato da tassi così bassi. Tale creatività può tradursi nel prendere in considerazione le fasce più rischiose dello spettro, aumentare l’allocazione ai prestiti a tasso variabile e altri asset con duration bassa, o cercare opportunità al di fuori del mercato USA”.

“Il debito societario emergente in valuta locale  offrirà opportunità agli investitori nel 2021. Un biglietto verde più debole può rendere questi mercati ancora più attraenti per chi investe in dollari e può aumentare l’affidabilità creditizia di chi emette bond denominati in dollari. Alcuni fattori come i tassi di interesse, i tassi di crescita e la liquidità monetaria, considerati in termini relativi, suggeriscono che il trend di indebolimento della valuta USA potrebbe proseguire nel 2021. Storicamente, i cicli del dollaro tendono a durare piuttosto a lungo, e ciò rende ancora più interessanti gli investimenti internazionali”.

In definitiva, “il 2021 sarà impegnativo per gli investitori obbligazionari: il calo dei rendimenti e il restringimento degli spread che hanno sostenuto i guadagni nel 2020 difficilmente si ripeteranno. Viceversa, le duration elevate e la possibilità di una leggera ripresa dell’inflazione potrebbero far diventare la gestione del rischio di tasso di interesse una priorità per il portafoglio, rendendo più attraenti gli asset a tasso variabile”.

Nel 2021 l’oro continuerà a beneficiare di molti dei fattori che lo hanno spinto a toccare nuovi massimi storici nel 2020, superando circa 2.200 dollari entro fine anno.  “questo è in linea con la futura crescita della massa monetaria M2 negli Usa e la politica monetaria dovrebbe continuare a essere di supporto. Inoltre, la prospettiva di ulteriori quantitative easing, tassi negativi sui depositi e le aste di titoli di Stato a tassi negativi stanno aumentando il potenziale di rialzo dell’oro”.

“Le tensioni geopolitiche in generale caratterizzano ormai il nuovo panorama mondiale e giocano in favore dell’oro in quanto bene rifugio. Anche se le economie riapriranno con l’arrivo del vaccino contro il Covid-19, ci attendiamo che l’oro possa beneficiare dalla ripresa della domanda dei consumi, soprattutto in Asia. Prevediamo rischi al rialzo sul prezzo dell’oro. Gli investitori stanno mantenendo considerevoli posizioni lunghe sull’oro ma come nel 2020, continueranno a preferire l’oro fisico rispetto a quello finanziario e questo significa che possiamo aspettarci una forte domanda sottostante”.

Per l’argento, invece, “riteniamo poco probabile un calo dei prezzi, mentre ci aspettiamo un aumento verso i 32 dollari l’oncia entro fine anno con rischi nettamente al rialzo”.

Passando alle valute, si pensa che nonostante il forte calo registrato dal dollaro a partire da marzo 2021, “la valuta rimane sopravvalutata e include ancora una parte del rischio del caos relativo alle presidenziali statunitensi. La vittoria di Joe Biden rappresenta un ritorno alla normalità che, insieme ai progressi sui vaccini, dovrebbe consentire la ripresa della crescita globale e del commercio. In questo scenario, ci aspettiamo una maggiore debolezza del dollaro fino al 2021. Le principali valute del G10 come euro, sterlina e yen dovrebbero continuare a essere riportare performance sostenute, anche se i mercati si rivolgeranno selettivamente alle valute dei mercati emergenti”.

Un mercato che potrebbe vedere un vero e proprio boom nel 2021 è quello dei green bond.  “sono molti gli Stati, le agenzie, le aree geografiche, le istituzioni finanziarie o le singole aziende che devono ancora finanziare la propria trasformazione per adattarsi o contribuire al cammino di transizione ambientale. E’ questo il motivo per cui il segmento dei green bond è destinato ad un’ulteriore corsa nel prossimo anno, quando l’Italia o il Regno Unito emetteranno le loro primissime obbligazioni verdi, poi seguite da un numero sempre maggiore di corporate bond provenienti da un numero sempre più ampio di settori. Anche alcuni Paesi emergenti potrebbero fare il grande passo, il che garantirebbe loro maggior visibilità sui mercati. Dopo le sofferenze dell’economia globale legate alla prima ondata pandemica, la nostra previsione riguardo alle nuove emissioni di green bond si attestavano ad un livello di almeno 300 miliardi di dollari nel corso del 2021″.

Cosa succederà nel 2021?  

Sull’onda di queste valutazioni, , il prossimo anno ci sono due temi da considerare: innanzitutto la classe politica potrebbe inciampare nell’errore di stimolare eccessivamente l’economia e in secondo luogo la distribuzione del vaccino potrebbe risultare migliore delle attese. Due circostanze che spingerebbero l’inflazione reale in alto e, con essa, anche i tassi d’interesse di lungo termine, favorendo così il settore finanziario e le società esposte all’economia reale. Quanto ai titoli tech, spiegano, “se l’aumento del tasso di interesse viene gestito correttamente e il rendimento dei titoli statunitensi a 10 anni rimane al di sotto del 2%, l’ipotesi è che continueranno a salire, seppur perdendo in relazione alle value-stock”.  

Il nodo Usa-Cina: accordo sì, accordo no  

Resta da sciogliere poi il nodo relativo alle tensioni tra Cina e Stati Uniti che, secondo i ricercatori, potrebbero continuare a inasprirsi anche il prossimo anno, spingendo sempre più società a “diversificare geograficamente il loro processo di produzione” al di fuori della Terra del Dragone. Un aspetto che si aggiungerebbe alla crescita dell’inflazione, “dato che la globalizzazione, servendosi della Cina come fabbrica del mondo, ha messo un freno ai prezzi negli ultimi 40 anni”. Ciononostante, concludono, “i mercati emergenti continueranno probabilmente a performare bene”.  

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Le due superpotenze potrebbero dunque non raggiungere un accordo commerciale nel 2021. “Biden non può permettersi di sembrare morbido con l’ex Celeste Impero per timore di perdere il sostegno prima delle elezioni di medio termine. E la Cina, sotto il presidente Xi Jinping, ha già annunciato di volersi rendere indipendente dalle tecnologie e dalle catene di approvvigionamento statunitensi entro il 2035”, spiega Foroohar. Se da un lato, infatti, il mondo potrebbe assistere a toni più concilianti da parte della nuova amministrazione statunitense nei confronti di Pechino, “nessuna delle questioni fondamentali tra i due paesi, dalle violazioni delle regole dell’Organizzazione mondiale del commercio agli standard lavorativi e ambientali fino alle Big tech e all’economia digitale, verrà probabilmente risolta”, conclude.  

La corsa delle Big tech potrebbe continuare  

Restando sul fronte delle Big tech, invece, stando al Financial Times il valore complessivo delle cinque maggiori società tecnologiche statunitensi potrebbe superare intanto gli 8mila miliardi di dollari. Dopo essere più che raddoppiato in due anni e aver raggiunto i 7mila miliardi di dollari, con il fiato dei regulator sulle spalle, “potrebbe sembrare il miglior momento per disinvestire”, spiega il quotidiano economico-finanziario. Ma Apple, Microsoft, Amazon, Alphabet e Facebook “hanno superato la crisi in condizioni migliori rispetto alla maggior parte delle altre società” e il prossimo anno potrebbero “brillare mentre il mondo continua a lottare per lasciarsi alle spalle la pandemia”.  Salutandovi resto in attesa resto in attesa di incontrarvi …virtualmente….per approfondire gli argomenti

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Massimo Zaniboni

Massimo Zaniboni

Ciao, sono Massimo, e sono un private banker dal 1994.

Sono un esperto di strumenti finanziari che identifica i bisogni del il proprio Cliente e lo guida nella scelta degli investimenti coerenti con la propensione al rischio e l’orizzonte temporale, per garantire la continuità e sostenibilità del patrimonio familiare.